Sviluppi investigativi

Omicidio Dibba, due fermi: Di Silvio e un 16enne

Futili motivi e premeditazione tra le aggravanti contestate per gli spari esplosi dopo il diverbio del giorno precedente.

Omicidio Dibba, due fermi: Di Silvio e un 16enne

Sono due le persone fermate dalla Squadra Mobile per l’omicidio di Ibrahim Dibba, ucciso con tre colpi di pistola in viale XXIV Maggio. Si tratta di Ferdinando Di Silvio, detto “Pescio”, 25 anni, e di un ragazzo di 16 anni.

Di Silvio è figlio di Costantino Di Silvio, detto “Patatone”, detenuto per l’omicidio di Fabio Buonamano, avvenuto nel 2010. Il minorenne è invece figlio di una nipote del boss “Romolo” Di Silvio.

Secondo l’attuale ricostruzione investigativa, la vittima sarebbe stata attirata fuori dal Villaggio Trieste. Qui sarebbe stata raggiunta da una vettura utilitaria e colpita all’addome da diversi proiettili.

All’omicidio vengono contestate due aggravanti. La prima è quella dei futili motivi, riconducibili a un diverbio avvenuto il giorno precedente per il mancato pagamento di un servizio e per uno schiaffo ricevuto dal minorenne, che avrebbe reagito sparando in via Pionieri della Bonifica.

La seconda aggravante è la premeditazione, che gli investigatori desumono dalla preparazione dei mezzi, dai sopralluoghi nella zona frequentata dalla vittima, dall’utilizzo dell’utilitaria per arrivare sul posto e allontanarsi e dal reperimento dell’arma.

Tra le contestazioni figurano anche la detenzione e il porto illegale di una pistola, detenuta e portata anche per commettere l’omicidio, oltre all’esplosione di diversi colpi d’arma da fuoco in un centro abitato e sulla pubblica via, in viale XXIV Maggio.

Viene inoltre contestata la minaccia alla persona offesa attraverso colpi di pistola. Ulteriori accuse riguardano la detenzione e il porto illegale dell’arma e gli spari esplosi in via Pionieri della Bonifica il 15 settembre 2026.

Infine, agli indagati viene contestata la cessione, avvenuta il 16 settembre 2026, di una quantità non precisata di crack a una persona legata sentimentalmente alla vittima.

Sulla vicenda sono intervenuti il procuratore Gregorio Capasso, il procuratore aggiunto Luigia Spinelli e il capo della Squadra Mobile.