Interrogatori muti

Inchiesta su droga ed estorsioni: Brando, Morsicani e Di Giulio tacciono

L’indagine antimafia riguarda anche presunti episodi estorsivi, alcuni dei quali aggravati dal metodo mafioso.

Inchiesta su droga ed estorsioni: Brando, Morsicani e Di Giulio tacciono

Paolo Brando, Ivan Morsicani e Moira Di Giulio hanno scelto di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia nell’ambito della complessa indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia su un presunto sistema di estorsioni, spaccio di stupefacenti e autoriciclaggio sviluppato intorno al mondo dei kartodromi.

I tre indagati, assistiti dagli avvocati Davide De Mauri, Silvia Siciliano e Cesare Placanica, sono comparsi davanti al Giudice per le Indagini Preliminari Valeria Tomassini, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Brando, 47 anni, originario di Aprilia, e Morsicani, 53 anni, sono detenuti in carcere dal 22 ottobre scorso. Per Moira Di Giulio, compagna di Brando, è stata invece disposta la misura degli arresti domiciliari.

L’operazione coinvolge complessivamente 20 persone e si sviluppa tra il Lazio e l’Emilia-Romagna. Le contestazioni, a vario titolo, riguardano lo spaccio, l’autoriciclaggio e diversi episodi di estorsione, alcuni dei quali aggravati dall’ipotesi del metodo mafioso.

La rete dello spaccio e i profitti reinvestiti

Secondo le ricostruzioni dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina, il circuito Christel Village di Campo di Carne, ad Aprilia, sarebbe stato la base logistica e operativa del traffico di droga. La struttura è stata sequestrata insieme a un secondo kartodromo situato nel Ferrarese.

Per gli investigatori, Paolo Brando avrebbe avuto il ruolo di capo, finanziatore e organizzatore, impartendo direttive e stabilendo le modalità di distribuzione degli stupefacenti. Moira Di Giulio lo avrebbe affiancato nella gestione delle attività, assumendone la guida durante le sue assenze. A Ivan Morsicani sarebbe spettato il trasporto materiale e la cessione della droga agli altri componenti del gruppo.

Una parte dei guadagni dell’attività illecita sarebbe stata poi riciclata e reinvestita per sostenere la realizzazione di altre due piste, a Ferrara e ad Acerra.

Le estorsioni e il controllo dei circuiti

Gli accertamenti della DDA hanno inoltre fatto emergere diversi episodi estorsivi. In particolare, Brando e Morsicani avrebbero esercitato pressioni sul titolare di un circuito di Latina per ottenere la co-gestione dell’impianto e imporre l’utilizzo esclusivo di uno specifico marchio di minimoto e kart.

Tra gli episodi contestati figura anche quello ai danni di un lavoratore, ritenuto “colpevole” di voler proseguire una causa di lavoro contro un’azienda collegata al 47enne di Aprilia. L’uomo sarebbe stato affrontato, minacciato e picchiato da Brando insieme ad altri tre indagati.