«La provincia di Latina torna ancora una volta alla ribalta per episodi di lavoro nero e sfruttamento nelle campagne. L’operazione della Guardia di Finanza a Priverno conferma quanto denunciamo da tempo: sono ancora numerosi i braccianti impiegati senza contratto, tutele e diritti. Non si può più parlare di casi isolati».
È quanto dichiara Simone Pompili, segretario generale della Uila Uil di Latina e Frosinone, commentando l’intervento delle Fiamme Gialle. I controlli hanno fatto emergere che 17 lavoratori su 28 erano impiegati nella coltivazione di fragole senza alcuna comunicazione di assunzione e pagati in nero da una società con sede a Roma, affittuaria del terreno.
«Ci auguriamo che l’operazione non si limiti all’accertamento delle irregolarità e alle sanzioni per l’azienda, ma si concentri soprattutto sui lavoratori coinvolti, ai quali sono stati negati salari, contributi e diritti – prosegue Pompili –. Chiediamo di verificare ogni irregolarità retributiva e contributiva, anche attraverso la diffida accertativa dell’Ispettorato del Lavoro, così da recuperare quanto eventualmente dovuto. Sanzionare soltanto l’impresa, senza restituire ai 17 lavoratori in nero ciò che è stato sottratto con il furto salariale, significherebbe farli pagare due volte».
Secondo il segretario della Uila, a dieci anni dall’approvazione della legge 199 contro il caporalato, alcune dinamiche non sono cambiate: ci sono aziende che operano su terreni affittati e altre che ricorrono ad appalti senza terra, con il rischio che dietro tali attività si nasconda l’impiego di manodopera irregolare, spesso straniera.
«Queste situazioni rendono necessario rafforzare i controlli e dare finalmente attuazione alla Banca dati degli appalti in agricoltura, prevista dal decreto Agricoltura del 2024 ma ancora ferma sulla carta. Lo strumento è fondamentale per contrastare le nuove pseudo-cooperative senza terra e costruire un mercato del lavoro più legale e trasparente».
Pompili richiama anche la tragica morte di Satnam Singh e sottolinea che non sono più accettabili ulteriori ritardi, compresa la mancata interoperabilità delle banche dati di INPS, INAIL e AGEA. «Il lavoro nero non si combatte con verifiche occasionali, ma con più ispettori e controlli mirati e programmati, soprattutto durante i periodi di raccolta».
Il settore agricolo pontino conta oltre 22mila lavoratori a tempo determinato, circa l’80% dei quali di origine straniera, comunitaria o non comunitaria. «È un comparto essenziale per l’economia locale e non può essere associato soltanto a sfruttamento e illegalità – precisa il segretario –. Nella provincia operano molte aziende serie, rispettose dei contratti e delle norme sulla sicurezza, che pagano regolarmente i dipendenti e subiscono la concorrenza sleale di chi riduce i costi comprimendo diritti e retribuzioni, soprattutto dei braccianti stranieri».
«È anche per questo che continuiamo a chiedere controlli e rispetto delle regole: tutelare i lavoratori agricoli significa proteggere anche le imprese corrette», conclude Simone Pompili.