Nota della società

Francioni e Bondioli, il Latina Calcio attacca Chiarato

Il club contesta le procedure comunali per Francioni e Bondioli, diffida l’amministrazione e annuncia possibili esposti in caso di ulteriori violazioni.

Francioni e Bondioli, il Latina Calcio attacca Chiarato

Il Latina Calcio replica alle dichiarazioni dell’assessore allo Sport Chiarato sulla gestione dello stadio Francioni e del centro sportivo Bondioli, contestando duramente l’operato dell’amministrazione comunale.

Secondo la società, dalle parole dell’assessore emerge il ruolo di semplice spettatore rispetto a quanto sta accadendo nello sport cittadino e, in particolare, alla procedura per l’affidamento dei due impianti. Invece di incidere sulle decisioni, sostiene il club, Chiarato si limiterebbe a commentare vicende determinate dalla politica e dagli uffici comunali.

Il Latina Calcio osserva che l’assessore ha riferito della prosecuzione delle procedure di affidamento, senza però spiegare perché sia stato necessario pubblicare una nuova gara per una concessione “ponte”. Sono trascorsi quasi due mesi dalla presentazione delle offerte per il bando ventennale e, come riferito dallo stesso Chiarato, la commissione di gara non è stata ancora nominata.

La società definisce paradossale il fatto che in due mesi non sia stata costituita la commissione, mentre in un solo giorno sarebbero state aperte le buste relative al bando temporaneo. Un iter che, secondo il club, sarebbe stato portato avanti illegittimamente, senza la nomina di una commissione che sarebbe stata obbligatoria anche per questa procedura.

Dopo il ritardo nella pubblicazione del bando ventennale, aggiunge il Latina Calcio, ulteriori inefficienze dell’amministrazione hanno condotto all’indizione di una nuova gara, nonostante fosse già in corso una procedura di assegnazione. Per la società, ciò dimostrerebbe il malfunzionamento della macchina amministrativa.

Il club ricorda inoltre che il precedente affidamento temporaneo degli impianti, risalente a settembre 2025, era stato fissato per soli sei mesi perché il Comune aveva assicurato la pubblicazione del bando ventennale entro la fine dello stesso anno. Un impegno, sottolinea la società, rimasto disatteso.

Nonostante la disponibilità del Latina Calcio a prorogare di altri tre mesi il contratto, l’amministrazione sarebbe arrivata nuovamente in ritardo, fino all’inizio della stagione calcistica 2026/27, senza definire il soggetto incaricato della gestione e della conformità degli impianti necessaria per il campionato.

La società sostiene di aver continuato a occuparsi delle strutture anche dopo la scadenza della concessione, fissata all’11 giugno 2026, per garantirne l’utilizzo. I nulla osta annunciati dal Comune, afferma il club, non sarebbero stati sufficienti senza il lavoro svolto dal Latina Calcio, al quale sarebbero rimasti a carico adempimenti di competenza dell’amministrazione.

Il club domanda quindi a Chiarato chi avrebbe dovuto assumersi la responsabilità degli impianti dopo l’11 giugno 2026 e perché ciò non sia avvenuto. Nella ricostruzione della società, il Comune avrebbe invece emesso ulteriori determine dichiarando di non disporre né delle risorse economiche né delle competenze necessarie per gestire le strutture.

Il Latina Calcio considera inaccettabile che gli impianti siano stati lasciati senza una gestione definita per mesi, facendo affidamento sul senso di responsabilità della società. Quanto ai nulla osta, il club li interpreta come atti formali che non avrebbero comportato una concreta assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione. Da qui la provocazione: non “Nulla Osta”, ma “Nulla ci Costa”.

Sul tema della trasparenza, la società ricorda che il ricorso a procedure a evidenza pubblica sarebbe stato sollecitato proprio dal Latina Calcio. In passato, sostiene il club, il Comune avrebbe reiterato assegnazioni annuali improprie e illegittime, rifiutate dalla società, fino a rendere necessaria l’indizione di gare pubbliche.

Il Latina Calcio contesta anche le due procedure più recenti e ha diffidato l’amministrazione dal procedere con quelli che definisce bandi illegittimi. Al momento, riferisce la società, assessore, uffici e amministrazione avrebbero risposto richiamando il rilascio dei nulla osta e invitando alla tranquillità.

Il club replica che in nove anni il Comune non avrebbe speso alcuna somma per gli impianti e che, senza l’intervento della società, la prima squadra cittadina non avrebbe potuto disputare il campionato. Il Latina Calcio sostiene inoltre di aver sostenuto direttamente, in otto anni, costi per oltre un milione di euro legati ai lavori necessari per l’agibilità, oltre a spese indirette e danni ancora da quantificare.

Nel mirino della società finiscono poi le valutazioni dell’assessore sul canone previsto dal bando ventennale. Il Latina Calcio giudica opinabili le perizie, ricordando che il centro Bondioli viene descritto nello stesso bando come area rurale da regolarizzare urbanisticamente, pur avendo ricevuto una valutazione comparabile a quella dello stadio.

Secondo il club, il canone dovrebbe considerare non solo il valore degli immobili, ma anche tutti gli oneri di gestione. Inoltre, le cifre citate da Chiarato per altri stadi sarebbero errate e non comparabili con le condizioni previste dal Comune di Latina. Da qui la domanda formulata dalla società: si tratta di “sciocchezze o malafede”?

Tra gli esempi viene citato lo stadio Pino Zaccheria di Foggia. I 255 mila euro menzionati dall’assessore, spiega il Latina Calcio, costituivano una base d’asta biennale al ribasso, conclusa con uno sconto del 90,6% e un canone complessivo di 24 mila euro per due anni, pari a mille euro mensili. In quel caso, inoltre, al concessionario spettava soltanto la manutenzione ordinaria, mentre quella straordinaria restava a carico del Comune.

La società richiama anche lo stadio Barbera di Palermo, sostenendo che l’assessore non avrebbe considerato il progetto di investimento da 380 milioni di euro per il nuovo impianto. Il finanziamento pubblico comprenderebbe circa 100 milioni a carico del Comune di Palermo e 60 milioni della Regione Siciliana.

La convenzione palermitana, prosegue il Latina Calcio, garantirebbe alla società concessionaria la gestione per 90 anni, con un canone annuo indicato tra 352 mila e 800 mila euro, a fronte di un contributo pubblico stimato in 160 milioni. Il club avrebbe inoltre la possibilità di amministrare, oltre allo stadio e agli immobili commerciali, anche i parcheggi dell’area al di fuori degli orari delle partite.

Per il Latina Calcio, paragonare il Francioni al Barbera equivale a mettere sullo stesso piano un vettore destinato a portare l’uomo su Marte e le stelline luminose usate dai bambini a Natale. Anche gli altri esempi citati, aggiunge la società, sarebbero fuorvianti: a Padova, per esempio, il Comune riconoscerebbe alla concessionaria i costi per il conseguimento e il mantenimento dell’agibilità.

Quegli stessi oneri, precisa il club, non sarebbero stati riconosciuti dal Comune di Latina, nonostante gli oltre un milione di euro sostenuti dal Latina Calcio per le spese dirette. In molti casi, inoltre, le amministrazioni si farebbero carico della manutenzione straordinaria e degli interventi per guasti, con canoni ridotti o azzerati per agevolare la gestione degli impianti da parte delle società sportive.

Il Comune di Latina, secondo quanto riportato nei documenti di gara del bando ventennale, dovrebbe sostenere circa 700 mila euro l’anno qualora gestisse direttamente le strutture. La società afferma di aver sostenuto questa cifra negli ultimi nove anni e annuncia che tali costi, insieme alla contestata illegittimità delle procedure adottate nel tempo, costituiranno la base per una richiesta di risarcimento nei confronti dell’amministrazione.

Il Latina Calcio si chiede infine se l’operato del Comune e il modo in cui l’assessore ha rappresentato la vicenda siano adeguati alle esigenze dello sport e della città. La società auspica che l’amministrazione rispetti la normativa, assuma un atteggiamento collaborativo e si faccia carico delle proprie competenze, senza trasferire gli oneri su soggetti terzi.

In caso contrario, il club annuncia di essere pronto a intraprendere la strada legale, con esposti che potrebbero coinvolgere l’intera amministrazione e, in presenza di dolo o colpa grave, le persone ritenute responsabili del mancato rispetto delle norme.