Condanna: 16 anni

Satnam Singh, per i giudici fu trattato come un oggetto

Le motivazioni della sentenza ricostruiscono le responsabilità di Antonello Lovato nella morte del bracciante indiano Satnam Singh.

Satnam Singh, per i giudici fu trattato come un oggetto

Antonello Lovato avrebbe agito con lucidità per tutelare il proprio interesse, salvare sé stesso e la sua azienda, arrivando a trattare Satnam Singh come qualcosa di cui liberarsi, anziché come una persona da assistere. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza di condanna a 16 anni in primo grado per l’omicidio volontario con dolo eventuale del bracciante indiano di 31 anni.

La decisione è stata pronunciata l’8 luglio e prevede anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre a una provvisionale di 120 mila euro in favore della compagna Soni. Lovato, secondo la ricostruzione dei giudici, si sarebbe allontanato senza neppure accertarsi che i soccorsi fossero stati chiamati o stessero arrivando.

Le motivazioni, articolate in 46 pagine, ripercorrono inoltre il decorso clinico di Satnam. La Corte d’Assise sottolinea che, se Lovato avesse tenuto la condotta dovuta, accompagnando il lavoratore in una struttura sanitaria oppure chiamando subito un’ambulanza presso l’azienda agricola, Satnam Singh non sarebbe morto o il decesso si sarebbe verificato più tardi e con conseguenze meno gravi.

Per i giudici, il motivo che avrebbe spinto Lovato a delinquere era la volontà di proteggere la propria azienda, nella speranza che la situazione di irregolarità non venisse scoperta.