Le prove a carico del 16enne arrestato per l’omicidio di Ibraim Dibba sono ritenute solide. Nell’ordinanza di custodia cautelare, lunga 90 pagine, il giudice ricostruisce le fasi del delitto e gli sviluppi investigativi, spiegando le ragioni alla base della misura.
Il rischio di inquinamento delle prove
Secondo il giudice, il contesto di degrado nel quale sono maturati i fatti comporta un concreto pericolo per l’acquisizione delle fonti di prova. Le indagini sono ancora in corso per trovare l’arma del delitto, ricostruire integralmente gli spostamenti del minorenne dopo l’omicidio e identificare tutti coloro che, a vario titolo, potrebbero aver partecipato al grave reato.
La scarcerazione, si legge nell’ordinanza, potrebbe compromettere in modo irreparabile queste attività investigative, anche considerando gli stretti rapporti tra gli indagati e le altre persone coinvolte nella vicenda.
Il rischio di nuovi reati
Per il magistrato, qualora fosse rimesso in libertà, il ragazzo potrebbe commettere altri gravi delitti della stessa natura. A sostenere questa valutazione sono la gravità delle accuse, la disponibilità di armi da fuoco, i precedenti del minorenne e le dichiarazioni raccolte dagli investigatori, che lo indicano come coinvolto in diverse attività criminali, legate agli stupefacenti e non.
Questi elementi, secondo il giudice, evidenziano un rischio elevato di nuovi reati caratterizzati da violenza contro le persone.
«Un giovane fuori controllo»
Nell’ordinanza il 16enne viene descritto come un giovane «assolutamente fuori controllo», che la famiglia non sarebbe riuscita a gestire né a contenere, ammesso che vi fosse questa volontà. Dalla relazione del CPA emergono l’abbandono scolastico, l’assenza del padre, con il quale non avrebbe rapporti, e le difficoltà educative della madre.
Il giudice ritiene quindi necessario fermare e contenere il ragazzo il prima possibile, così da interrompere una spirale deviante considerata priva di freni. Alla luce della situazione complessiva, tale contenimento non potrebbe essere garantito adeguatamente né dalla famiglia né da una comunità.