APPROVATO L'ATTO

Medici di famiglia: obbligo di servizio nelle Case di comunità

L'atto di indirizzo stabilisce l'obbligo per i medici di famiglia di operare nelle Case di comunità, garantendo assistenza ai cittadini.

Medici di famiglia: obbligo di servizio nelle Case di comunità

È stato stabilito l’obbligo per i medici di famiglia di prestare servizio nelle Case di comunità per un massimo di sei ore settimanali, garantendo la presenza di almeno un medico in ogni struttura. Questa misura è contenuta nell’atto di indirizzo approvato dalle Regioni, che anticipa il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale dei Medici di medicina generale.

Il provvedimento si inserisce nel contesto della scadenza del 30 giugno, entro la quale dovranno essere operative le 1.038 Case di comunità, come previsto dal Pnrr. L’obiettivo principale è garantire un’adeguata assistenza territoriale ai cittadini, un tema già sollevato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che aveva inizialmente proposto un decreto specifico, poi accantonato a causa delle polemiche con i sindacati medici.

L’atto di indirizzo, condiviso tra Regioni e ministero, rappresenta un passo verso la firma della convenzione complessiva e mira a evitare che ogni regione agisca in modo autonomo. Schillaci ha ribadito l’importanza di una sanità equa per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro posizione geografica.

Il prossimo passo sarà il confronto presso la Sisac, per finalizzare l’accordo entro il termine stabilito. In caso di mancato accordo, rimane aperta la possibilità di un decreto legge, come confermato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.

Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, ha sottolineato l’importanza di questo atto per garantire la piena operatività delle Case di comunità. L’atto prevede che i medici di base svolgano fino a sei ore settimanali per 48 settimane all’anno, in aggiunta agli obblighi già esistenti per coprire turni notturni e festivi.

Le singole Aziende sanitarie saranno responsabili della distribuzione del fabbisogno tra i medici, assicurando sempre la presenza di un medico in ogni struttura. I sindacati dei medici di famiglia hanno già avviato incontri con il Ministero per discutere i dettagli del provvedimento.

Inoltre, Schillaci ha aperto alla possibilità che anche i medici ospedalieri possano collaborare nelle Case di comunità su base volontaria, per migliorare l’assistenza territoriale. Anche medici internisti, pediatri di famiglia e specialisti ambulatoriali hanno mostrato disponibilità a contribuire a questo progetto, che mira a ridurre il ricorso agli ospedali quando non necessario. Schillaci si è detto ottimista riguardo alla possibilità di trovare una soluzione che soddisfi le esigenze dei cittadini.