Una dottoressa della ASL ha deciso di intraprendere un’azione legale contro il Ministero della Salute a seguito di complicazioni insorte dopo la somministrazione del Vaccino AntiCovid. Dopo aver ricevuto due dosi di Pfizer BioNTech nel gennaio 2021, la professionista ha sviluppato una pericardite recidivante e altre patologie correlate.
Il medico, che operava nel servizio di urgenza di un Pronto Soccorso nel distretto di Latina, ha visto riconosciuto il nesso causale tra la vaccinazione e la patologia cardiaca dal ricorso presentato al Tribunale di Latina dal suo legale, l’avvocato Renato Mattarelli. In sede amministrativa, la Commissione Medico Ospedaliera ha confermato la relazione tra vaccino e pericardite, ma ha ritenuto che la malattia non rientrasse nelle categorie previste dalla legge per l’indennizzo.
Secondo l’avvocato, questa posizione è inaccettabile, poiché implica che “il vaccino che ti abbiamo imposto di assumere e che ti abbiamo garantito come sicuro per la salute, ti ha danneggiato ma la patologia che hai contratto non rientra nell’elenco delle categorie di danno”. Mattarelli sostiene che le tabelle di legge dovrebbero essere interpretate in modo più flessibile, includendo anche patologie non esplicitamente menzionate.
“È davvero singolare” – ha commentato l’avvocato – “che un medico, che ha dedicato il proprio impegno a salvare vite umane durante la pandemia, non riceva un indennizzo per un danno così grave. Non è possibile che in uno Stato di diritto un danno di tale entità non venga risarcito solo perché non è specificato in una tabella”. La situazione della dottoressa di Latina non è quindi un caso di ambiguità, ma un esempio di formalismo inaccettabile da parte di chi ha il dovere di riconoscere i diritti di chi ha affrontato rischi per la salute pubblica.