Una nuova svolta nell’inchiesta della Procura di Roma sul presunto sistema di appalti pilotati nei settori strategici della Pubblica Amministrazione e della sicurezza nazionale. I magistrati capitolini hanno chiesto misure cautelari, in carcere e ai domiciliari, per circa venti persone indagate.
Tra i principali coinvolti figura Antonio Spalletta, imprenditore di 62 anni originario di Latina e attivo nel comparto delle sonde meteorologiche.
Le commesse nel mirino
L’indagine riguarda gare e affidamenti pubblici destinati ad ambiti di particolare rilievo, tra cui il Ministero della Difesa, l’Aeronautica e la Marina Militare, Rete Ferroviaria Italiana, Terna, il Polo Strategico Nazionale e la Polizia di Stato.
Negli atti, Spalletta viene indicato come una figura centrale nei rapporti tra politica, mondo imprenditoriale e vertici militari. L’imprenditore sarebbe stato inoltre uno stretto collaboratore del romano Francesco Dattola.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 62enne avrebbe svolto il ruolo di intermediario per agevolare l’ingresso delle società riconducibili a Dattola in amministrazioni strategiche, tra cui il Ministero della Difesa e il Polo Strategico Nazionale Spa, ottenendo in cambio vantaggi personali.
La promozione e l’appalto da 213 milioni
Tra le contestazioni rivolte a Spalletta c’è anche il presunto tentativo di influenzare l’iter per la promozione a generale di un alto ufficiale dell’Aeronautica Militare.
In cambio del sostegno all’avanzamento di carriera, l’ufficiale avrebbe messo a disposizione dell’imprenditore informazioni riservate su un appalto del valore di 213 milioni di euro.
Per sostenere la posizione dell’ufficiale, Spalletta si sarebbe rivolto al vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, che risulta estraneo all’inchiesta e non è iscritto nel registro degli indagati.
Nei prossimi giorni sono previsti gli interrogatori di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari, chiamato a valutare le richieste di arresto formulate dai pubblici ministeri.