A dieci anni dall’agguato, la Cassazione ha reso note le motivazioni che chiudono il procedimento a carico di Alessandro Zof. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa e confermato in via definitiva la condanna a sei anni di reclusione per il duplice tentato omicidio di Roberto Guzzon e Alessio De Cupis, zio e nipote feriti da colpi di pistola all’esterno di un locale di San Felice Circeo nella notte del 6 marzo 2016.
Nelle motivazioni, i giudici spiegano per quali ragioni hanno ritenuto corretta la decisione della Corte d’Appello di Roma e la valutazione degli elementi che hanno permesso di collocare Zof sul luogo dell’agguato.
Un ruolo centrale è stato riconosciuto ai tabulati telefonici. Secondo la sentenza, i dati documentano gli spostamenti dell’imputato, il ritorno a Latina per procurarsi la pistola e il successivo rientro a San Felice Circeo, dove avrebbe sparato contro l’uomo con cui aveva discusso e contro il nipote.
La difesa aveva contestato proprio l’interpretazione dei tabulati, la ricostruzione dell’orario della sparatoria e la valutazione dell’istruttoria, rinnovata quasi integralmente nel processo d’appello.
Contestata anche la possibilità che le vittime avessero identificato l’aggressore. I due si trovavano di spalle e la scena si era svolta al buio; secondo la difesa, dunque, non avrebbero potuto riconoscere il volto del responsabile. La Cassazione ha però giudicato corretta la valutazione della Corte d’Appello: Zof sarebbe stato riconosciuto sulla base dell’aspetto fisico e degli abiti indossati.
Un anno dopo i fatti, Zof era stato condannato a sette anni con rito abbreviato. Il processo d’Appello, concluso nell’ottobre 2025, aveva ridotto la pena a sei anni in seguito all’assoluzione dall’accusa di ricettazione della pistola calibro 9×21 e alla prescrizione del reato di porto illecito dell’arma e delle munizioni.
La difesa aveva quindi presentato ricorso in Cassazione, successivamente respinto. Con le motivazioni appena pubblicate, la Suprema Corte ha chiarito perché ha ritenuto adeguata la valutazione dei giudici d’appello sugli elementi di prova a sostegno della condanna per il duplice tentato omicidio.